apr 012012
 

Foto scattata da *tos*.

.. che poi ti metti a parlare di etica con persone che sono colossi umanamente e culturalmente e senti che tutti quei tentativi di comprendere l’andamento delle cose, necessitano principalmente di buonsenso.
Buonsenso nel saperle misurare per osservarle. Buonsenso nell’accoglierle con empatia. Buonsenso nel modo con il quale le si fanno parte del nostro tutto che poi è parte anche del tutto di tutti gli altri.
Qualcosa è cambiato da due anni a questa parte. Qualcosa è cambiato ma è successo così rapidamente che alcune volte al risveglio mi sembra di essere sempre in quel trambusto di emozioni, di ragione e di sentirsi perduti dentro la propria vita che non comprendo come ad un certo punto il tempo è rallentato. Forse è proprio la percezione che è rallentata. Riesco distintamente a definire che dopo un periodo di crisi così profonda o si evolve o si soccombe. La crisi è una occasione. Si tratta principalmente di starci dentro con tutte le emozioni con tutto il ragionamento fino a che qualcosa dentro scatta e la forza di cambiare e di vivere fa il resto. So che ho condiviso molto poco di questo periodo anche con le persone a me più vicine ma non esiste una giusta misura nel modo con il quale ognuno di noi con dignità affronta la propria crisi e contemporaneamente i propri angeli e i propri demoni. Mi son detto che è stato del tutto lecito assumere me stesso come unica guida per tirarmi fuori dal labirinto e non ho voluto noie di alcun genere. Essere ingegnere mi ha aiutato moltissimo nell’analizzare le condizioni al contorno e fare pulizia di tutto quello che in qualche misura, stava perturbando il mio campo percettivo. Essere ingegnere è stata una grande dannazione quando ho dovuto abbandonare la ragione per dare vita ad un nuovo modo di sentire senza comprendere. Sorrido pensando a cosa ho sconfitto. Certo adesso son provato e probabilmente in questo tempo ho anche perso delle occasioni che non avrò più nella vita. Mi son detto da poco tempo a questa parte che esiste il giusto tempo e la relatività in certe tappe della vita purtroppo è solo una illusione. Riesco molto bene a ricordare il giorno che mi è crollato tutto sul petto e la sensazione di non respirare dominava su ogni cosa anche su quel senso di solitudine, anche sull’assurdo misurarmi con la cattiveria degli esseri umani talvolta espressa con l’avidità, talvolta con la totale mancanza consapevolezza a calpestare le vite degli altri. Riesco così bene a sentire il mio respiro adesso che suona di pulito e di armonia che è utile di tanto in tanto che io mi giri per un solo attimo nel vedere quello che è stato, per poi subito camminare in avanti e prendere le distanze da quello, percorrendo quello che sarà. Nella crisi sta quell’attimo di eterno che è l’occasione. Nella crisi si è deciso molto di quello che è sintetizzato nel vivere o nel sopravvivere. Nella crisi si hanno alibi per lasciarsi morire poco a poco oppure conquistare con ogni parte di noi il proprio cammino. Nella crisi il talento che ognuno di noi ha dentro di se come dono stesso della vita è richiamato a gran voce. Sta ad ognuno di noi rispondere con i propri tempi ma con fermezza, perché solamente nel superamento delle proprie crisi sta il crescere morale del proprio cammino. Ritengo che il morire faccia parte del vivere. Morire ogni giorno come occasione di crescita fa parte del mio cammino. Sorrido e vivo e muoio ogni giorno con dignità e consapevolezza, cosciente di appartenere non per merito al miracolo della vita.

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